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ARGONAUTI E XANAX

progetto Compagnia Caterpillar

audio e musica Danilo Randazzo

ideazione e composizione drammaturgica Daniele Vagnozzi

con le parole degli studenti e delle studentesse delle classi 4AL e 4CS del Liceo Carlo Porta di Monza

voci Luigi Aquilino, Edoardo Barbone, Denise Brambillasca, Gaia Carmagnani, Pietro De Nova, Eugenio Fea, Ilaria Longo

Audio

COME NASCE

E' stato chiesto agli studenti e alle studentesse di scegliere un'immagine che fosse, per loro, fonte di ansia, spiegandone il motivo.

In un secondo momento è stato chiesto loro di scegliere un'azione “antidoto” all'ansia, rispondendo alla domanda "cosa faccio di solito quando sento l'ansia avvicinarsi? ".

 

Alcune delle loro risposte sono state trascritte e trasformate in una drammaturgia sonora con le voci degli attori di "Argonauti e Xanax".

Nessuna parola è stata modificata. 

E' stato cambiato soltanto l'ordine delle frasi per permettere una composizione drammaturgica.

Gli attori sono stati guidati per restituire al meglio le emozioni e gli stati d'animo originali.

Come nasce...in poche parole

TEMA 1    
LE IMMAGINI e L'ANSIA


G.        (sottovoce)
            Devo dire perché mi mette ansia l’immagine che ho scelto?

 

P.         (sottovoce)
           Credo di sì. Perché ti mette ansia proprio quella e non un'altra. Giusto?

 

G.        Okay… (a tutti) Io ho scelto l’immagine dello spazio aperto, del panorama, perché a me mette ansia qualsiasi posto che non conosco se ci devo andare da sola, quindi vedere un posto così grande che non             conosco mi mette ansia.

 

E.        Io ho scelto quella dell’uomo in barella circondato dai medici e dagli infermieri perché là ti devi affidare solamente agli altri… e questo... eh… mi mette un po’ ansia…

 

P.        A me ha messo ansia l’immagine dell’uomo che si toglie la maschera perché essendo una persona che, diciamo, ha diverse facce... vedere una persona che si toglie la maschera con lo sfondo buio mi fa pensare... di non riuscire a capire chi sei veramente…

 

V.        Io, invece, ho scelto quella del ragazzo che studia sommerso dai libri perché, purtroppo o per fortuna, non sono una persona ansiosa, sono abbastanza sicuro di me, però a volte quando so che devo studiare tanto vado in preda alla disperazione e non mi godo il “prima”... non so… non mi godo la giornata a scuola perché so che il pomeriggio studierò ore e ore.

 

D.        Anche io ho scelto quella, perché io sono una persona che vive la scuola molto… faccio tutto all’ultimo (sorride)… quindi trovarsi più materie da studiare… (sorride)… non so poi come gestire le cose.

 

M.        Io ho scelto quella dei ragazzi in classe con le mascherine. Ho fatto fatica a scegliere perché di ansia io ne provo poca per fortuna, però la mia è più una paura di finire la scuola e fare pochissime ore in presenza… cioè mi mancano i miei compagni… in realtà… sì… insomma ho solo paura di non tornare a scuola entro la fine dell’anno.

 

P.        Per me, invece, la foto dell’aula vuota... perché mi ricorda quello che è successo e… che ha stravolto la mia routine… e ho paura di non riuscire a riprendere… quello che faccio e che amo fare... in maniera normale, ecco…  

 

D.        Io mi sono ritrovata molto nella ragazza da sola, seduta di spalle, perché, va bè, anch’io non sono una troppo ansiosa ma in questo periodo sto vivendo molto la solitudine... ma non tanto perché non ho gente con cui parlare ma perché mi manca il contatto fisico, la relazione normale.

 

C.        Foto della bilancia, per me! Perché… mi ha colpito subito… per il             concetto dei disturbi alimentari che comunque alla nostra età sono abbastanza frequenti e… niente, questo…

 

F.        Io ho scelto quella della ragazza seduta con le persone attorno che le   tendono dei libri perché è una cosa che tutti gli adolescenti vivono… nel senso che tutti, diciamo, si aspettano che tu possa dare… la parte migliore di te, soprattutto a scuola… e l’ho trovata molto attuale per me.

 

D.2        Io anche ho scelto l’uomo mascherato perché credo che tutti siamo curiosi e, quindi... cerchiamo qualcosa di nascosto ma non sappiamo cosa troveremo, se sarà bello o negativo, e quindi c’è quest’ansia… che ci porta a scoprire cosa c’è.

 

D.3      Io ho scelto quella dell’uomo in mezzo alla folla. Penso si riferisse all’ansia sociale o a quando sei davanti a tante persone, e questo mette tanta ansia soprattutto se ti stai per esibire. Credo sia importante affrontarla svolgendo delle attività. Quando ero piccola ne avevo molta ma poi ho iniziato a fare musica e l’ho superata.    

 

M.        A me ha colpito molto la persona da sola dentro lo stadio vuoto perché ci andavo spesso prima della pandemia e mi fa strano vedere una persona sola così, in mezzo a tutti quei seggiolini… mi mette ansia… non so perché.

 

D.4       Io ho scelto l’immagine della clessidra, invece, perché ho pensato che il
       tempo passa tanto velocemente e, a volte, non ce ne rendiamo conto.

 

E.        Anche io la clessidra… perché vorrei tornare indietro nel tempo e lasciare tutto com’era.
 

TEMA 3    
QUELLO CHE MI PORTO A CASA


E.        Quello che mi porto a casa … è che l’ansia è una cosa di tutti. C’è chi ne prova di più e chi ne prova di meno ma in ogni caso bisogna imparare a gestirla. Ognuno ha il suo modo...
           
V.        Sono riuscito a capire che certe cose che sento o comportamenti che ho, non sono così strambi… e poi ho scoperto parti dei miei compagni di classe che non sapevo e questo sicuramente servirà a rafforzare il nostro rapporto.

 

D.        È stato un bel percorso... mi ha insegnato molto su certi aspetti della vita e su come dovrei comportarmi in certi momenti per non perdere la calma e non andare in ansia.

 

P.        Mi ha fatto capire quanto l’ansia sia soggettiva e che tutti la provano o l’hanno provata e che tutti abbiamo dei timori e che anche se si hanno timori non vuol dire che si è deboli, perchè è una cosa che hanno tutti.  Non sono solo.
 

Le parole dei ragazzi...

TEMA 2    
IL MIO ANTIDOTO


E.        Il mio antidoto per l’ansia credo sia... cioè non mi viene in mente nessuna cosa che faccio… forse è proprio non fare niente, stare da sola. Ecco sì, stare da sola. Mi rilassa.

 

F.        Io dipende… quando ho l’ansia più leggera dormo il pomeriggio, se è forte ne parlo con mia sorella o mia mamma.

S.        Anche per me dipende da che ansia è… se è prima di entrare in partita, che ho ansia da prestazione, allora per entrare bene in partita, cerco di fare solo le cose più semplici.

 

A.        Io mio antidoto? Se sono a casa… bè… apro tutte le finestre e metto musica a tutto volume. Alla faccia dei vicini! (sorride)

 

F.        Per me passeggiare, perché muovermi a livello fisico con la musica nelle orecchie mi aiuta tanto.

 

E.        Il mio ansiolitico è sicuramente la musica. Prima di un’interrogazione che mi preoccupa cerco di ascoltare dei pezzi...     non troppo agitati però… diciamo tranquilli.

 

M.        Anch’io la musica sempre, tutti i generi. Se son felice metto musica felice, se son triste musica triste. Ma di recente, grazie ad un super acquisto, ho scoperto il giro in bici!

 

O.         Sì, musica anch’io, mi piace un po’ di tutto. Però il mio antidoto principale è il mio cane, Chanel. Se sono a casa in un momento un po’ così e c’è lei affianco a me, mi sento trecento mila volte meglio.

 

V.         Per me in particolare, non solo per l’ansia ma per tutti i momenti cupi della vita, dato che i miei parenti vivono lontano perché sono pugliese, cerco di ricordare i bei momenti passati con loro… non so... la cena di natale oppure il pranzo al mare sulla spiaggia col sole che scotta… ricordare queste cose mi aiuta nei momenti difficili.

 

E.         Io mi rifugio negli allenamenti o mi isolo, vado in posti dove non va nessuno.

 

G.        Io la moto... io vado in moto.

 

F.         Io corro, invece. Corro e ascolto determinate canzoni.

 

P.         Per me la recitazione. Sembra strano perché, in teoria, è entrare nei panni di qualcun altro, eppure è la cosa che mi fa sentire più me stesso di qualunque altra cosa.

 

D.        Io, invece, quando sono stressata istituisco un “momento lamento”    cioè… (ride)

 

A., P. e M. ridono con lei.


D.        (prosegue) eh sì… dico “adesso per un minuto mi lamento e    butto fuori tutto”. Cioè per quel minuto ti lamenti senza giudicarti!

 

V.        Bello. Te lo rubo! (sorride)

 

M.      Io uso la scrittura. Faccio una lista di tutte le mie preoccupazioni così capisco da dove parte la mia ansia.

 

A.        Io… quest’anno… mi son fatta un tatuaggio e quando sto male guardo questo tatuaggio. È una frase e… diciamo che l’anno      scorso ne ho passate tante quindi… per superare l’ansia guardo  questa frase.

 

M.        Pensavo venisse fuori… di solito nella mia classe son tutti disegnatori (sorride) tranne me… sono abbastanza una chiavica a disegnare però mi piace scarabocchiare… è una cosa proprio rilassante, che mi aiuta… cioè… ecco, tipo adesso stavo scarabocchiando...

 

E.        Okay… io aggiungo… anche se non è una cosa positivissima… il fumo. Cioè, quando sono in ansia… so che non è il top… ma fumo.

 

S.2        Per me uguale, soltanto che con il cibo. Mi tranquillizza      rifugiarmi nel cibo e mangiare.

 

P.2        Io potrei dire “vado a correre” ma appartiene ad una vita pre asma che non c’è più (sorride). Oggi ti direi che mi rilassa molto prendere la scopa e mettermi a pulire in maniera ossessiva!
   
O.        Ahah, capisco! Anch’io lo faccio!

 

M.        Io invece prima di giocare a calcio o quando ho degli esami mi faccio tre croci sulla coscia destra… è un po’ imbarazzante ma è vero… una specie di rituale scaramantico.

 

M.        Sì, anche io ho un rituale, alle gare, prima di lanciare, faccio sempre così con le dita (le schiocca tre volte)… come per caricarmi… per darmi la carica faccio (schiocca le dita tre volte più volte), non so perché, boh, mi serve.

 

D.2        Va bè allora lo dico anch’io… io, se è un giorno importante… non indosso mai le mutande che indossavo in un giorno brutto…
       
L. (complice) Ahah, e se le indossi stai in ansia?

 

P.        Ahah, sì. C’ho l’ansia delle mutande, ahah.

 

V.        Io mi fascio sempre la mano prima di giocare, così, perché è legato ad un momento felice.

 

S.        Io invece prego… cioè prima di una recita o di una partita mi metto a pregare. Mi calma.    

 

E.        Io ho un braccialetto che porto sempre... me l’ha regalato il mio ex però va bè... (sorride)… lo porto sempre, a prescindere, perché sento che è qualcosa di importante e se non ce l’ho sento che mi manca qualcosa.

 

M.        Anche per me l’antidoto è un oggetto. È una collanina che mi ha regalato mio nonno. Non me la tolgo mai, è il mio portafortuna.

 

C.        Per me balli Afro! Tutta la vita Balli Afro!

 

A.        Io canto a scuarciagolaaaa

 

M.         Faccio sport per sfogarmi!
 

Le parole dei ragazzi

IL PROGETTO

Argonauti e Xanax di Compagnia Caterpillar non è solo uno spettacolo.


Infatti, all'interno del progetto "Argonauti e Xanax - L'età dell'ansia", realizzato con il sostegno del bando Youth Bank 2019 di Fondazione della Comunità di Monza e Brianza Onlus, di Teatro Binario 7 ed il patrocinio di Ordine degli Psicologi della Lombardia,

Compagnia Caterpillar ha realizzato un percorso di incontri in collaborazione con Jonas Monza Brianza Onlus rivolto ad alcune classi del Liceo Statale Carlo Porta di Monza con lo scopo di creare confronto e dialogo sul tema dell'ansia e del panico e costruire una prospettiva nuova da cui poterli guardare e “incontrare”.

 

GLI INCONTRI – Da dove nasce tutto?
Il percorso è iniziato mescolando teatro e riflessione psicoanalitica: 

la Compagnia ha letto in anteprima alcune scene delle spettacolo dando spunto di intervento alla dott.ssa Atzeni e alla dott.ssa Carboni di Jonas Monza Brianza Onlus che hanno parlato dell'ansia come sintomo del nostro mondo contemporaneo. 

 

Siamo passati poi alla pratica mostrando agli studenti e alle studentesse delle immagini potenziamente ansiogene (una ragazza da sola seduta di spalle, uno stadio vuoto, una bilancia, una folla che si accalca senza mascherine, un uomo mascherato, un pila di libri etc...).

 

Il compito per ciascuno era di scegliere l'immagine che trasmettesse loro più ansia spiegandone il motivo.
Successivamente è stato chiesto loro di trasformare quell'immagine in una parola che potesse rappresentare quella stessa ansia e da lì in un'altra parola che potesse rappresentare il suo contrario.

 

Dopodichè è stato chiesto a ciascuno di scegliere un'azione “antidoto” alla propria ansia, rispondendo alla domanda “cosa faccio di solito per uscire da uno stato d'ansia? Che cosa mi aiuta fare?”
Infine è stato domandato loro se il percorso fosse stato utile e in che modo fosse cambiato il loro modo di vedere l'ansia. Una parte di tutto questo lavoro è stato trasformato in drammaturgia sonora e ne trovate il testo qui sopra. Gli incontri si sono svolti in D.a.d. nella primavera del 2021.

 

Il progetto
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